Filippo M. Jacoponi
Filippo M. Jacoponi
Puntata 1
Abstract - In epoca di cambiamenti e stravolgimenti siamo chiamati ad utilizzare risorse personali e collettive per la gestione degli eventi. Tra queste, la capacità di accettare le cose è un punto dal quale partire. Cosa significa saper accettare? Come i pensieri e la gestione di essi possono consentire di comprendere il processo di accettazione?
Tutto questo in un breve intervento (7 minuti) secondo l'ottica cognitivo comportamentale e gli studi di autori storici e contemporanei. Buon ascolto e Buone azioni pensate a tutt*
(Trascrizione testo)
Salve sono Filippo Jacoponi e sono felice di essere qui con voi. Oggi vorrei parlarvi di ACCETTAZIONE. Che cosa è l’ACCETTAZIONE?
Facendo riferimento alle definizioni di questo termine leggiamo concetti come Accogliere, Ammettere, Riconoscere, Ricevere…
Diversamente la NON ACCETTAZIONE viene descritta come RIFIUTO, NON RICONOSCIMENTO…
In psicologia l’ACCETTAZIONE è in genere vista come un processo che ci consente di vedere le cose “per come realmente sono”.
Non è facile, direte voi!? Ma perché è così difficile accettare?
In effetti, spesso, quando riceviamo l’invito (diciamo invito…) ad accettare una situazione,…. non ci viene spiegato come si fa ad accettare! Ci viene detto “Guarda le cose stanno così, Accettalo!”
Non è un gioco di parole….la questione è consentire alle persone di imparare ad accettare, di comprendere quali siano i processi mentali che non lo consentono.
Personalmente ho sempre trovato affascinante questo tema :) e credo ci consenta di osservare diversi aspetti del funzionamento della nostra mente.
Quindi cosa succede quando non accettiamo?
È importante saper osservare innanzitutto il nostro modo di pensare (per questa tema servirebbe un discorso a parte lo vedremo in seguito…)
Ossia osservare se stiamo “vedendo le cose come pensiamo debbano essere”
Ripeto “vedere le cose come io penso debbano essere”
Che cosa significa questo? Beh per esempio che la nostra posizione di fronte all’ osservazione delle cose è caratterizzata da una “PRETESA” che spesso diventa purtroppo…ASSOLUTA.
Quindi vedere le cose come penso debbano essere è il risultato di un criterio soggettivo, di una visione personale, di un pregiudizio, di un assunto, di un pensiero…che non equivalgono necessariamente ad un fatto.
Tornando al vedere le cose per come “realmente sono” (ora non mi addentro nel concetto di realtà…) è sostanzialmente legato al ricevere quello che è qui nel mio presente, guardare la realtà tenendo conto dei filtri che stiamo utilizzando e magari accorgerci della lente che distorce la nostra lettura mentre viviamo un momento di preoccupazione o altri tipi di emozioni.
In sostanza significa smettere di pretendere che le cose siano diverse da come sono in realtà
Si può smettere di pretendere? Certo che sì.
Una delle possibilità è sicuramente essere consapevoli di cosa è reale e quindi percepibile (aggiungerei l’aspetto della percezione) nel qui ed ora, adesso, e non cosa potrebbe accadere nel futuro.
Se ti chiedo ad esempio di osservare il respiro …di porre l’attenzione sull’ atto del respirare…prima che io lo menzionassi….probabilmente, non lo stavi considerando (eppure c’è! È lì, che funziona in autonomia) La respirazione, segnalata dal visibile movimento della cassa toracica, è una delle funzioni fondamentali dell'organismo umano.
Ora se ti chiedo di continuare a porre l’attenzione sul respiro? Che cosa provi?
In quale fase del ciclo respiratorio ti trovi? Cosa noti? Quanto dura un tuo respiro?
Ecco porre l’attenzione sul respiro e ti accorgi di quando smetti di farlo, e provi semplicemente a tornare ad osservarlo, significa che sei presente in questo momento, in questa esperienza.
Una delle cose che si imparano attraverso questa pratica è che siamo attraversati dai pensieri che Rapiscono la nostra attenzione e ci distraggono dall’ attenzione sul presente.
Ad esempio potremmo dirci: “guarda sto respirando troppo rapidamente!” oppure “devo trovare il...