radioinsonnia
La Noyee (pr. Nuiè) ha tinte morbide e delicate nel brano in sottofondo di Yan Tiersen. I bassi di una fisarmonica aprono a scandire il tempo della sonata e la caratterizzano in maniera inequivocabile. Poi, i tasti bianchi dilatano i disegni del mantice, restituiscono colore a un’aria che è colonna sonora di esistenze, ma soprattutto di Amelie Poulain, ragazza dallo sguardo disincantato e clownesco, adulta in fuga dal suo presente, pronta a entrare nelle stanze di un mondo onirico e fiabesco fatto di ingenuità e innocenza, la stessa che Amelie prova quando mette le mani in un sacco di legumi, quando rompe la crosta della creme brulee con la punta del cucchiaino, oppure quando fa rimbalzare i sassi sull’acqua del canale San Martin.
Ad Amelie piace guardare al di là di sé, mettere gli occhi fuori da una finestra bianca, del resto, come ho già detto, sono convinto che il bianco sia proprio il colore della sua innocenza.
La musica di Tiersen innesca delle autentiche sinestesie, una sorta di “correlativo oggettivo” per dirla con Eliot.
La fisarmonica soffia suoni, alza gonne e muove gambe giovani e snelle, fa cadere lo sguardo su due amanti stretti sotto la coperta di un portone. Non ci sono per nessuno mentre si consumano in un bacio infettivo di seduzione e microbi.
Ma davvero la parola francese “Noyee” significa affogare?
Tu t'en vas à la dérive
Sur la rivière du souvenir
Et moi, courant sur la rive
Je te crie de revenir
Dove scorrono i ricordi non si affoga mai.