C’è chi dice: “Vado a trovare mia moglie al cimitero”. Ma la sua signora è viva e a casa. Chi proclama: “Sono diventato papà!”. E non è vero. Chi prova a trascinare il cane, esausto e con la prostatite, per l’ennesimo giro. Chi porta a passeggio il gatto, il cavallo, la capra, il peluche. C’è chi bracia salsicce. Chi brinda a champagne in piazza. Chi esce per noia, chi non sopporta la moglie, chi fa finta di correre. C’è chi, in astinenza, approccia la cassiera del supermercato. Chi cerca fumo, bamba, prostitute. Chi si apparta in macchina con l’amante. C’è chi va a caccia di Pokemon, wifi, asparagi selvatici. Chi si proclama “cittadino del mondo” e chi “non me ne frega un cazzo dei divieti”. C’è chi scrive sull’autocertificazione: “Mi devo drogare”, “Ho bisogno di aria”, “Taglio i capelli”, “Prendo un caffè con gli amici”. Bugie, furbizie, sotterfugi, espedienti. Ho inserito tutti questi casi in una rubrica sui miei social, che è poi diventata un instant book dove ho raccolto le peggiori balle raccontate alle forze dell’ordine per evadere da casa ai tempi del Coronavirus. Ora lancio anche il podcast.
C’è da piangere. C’è da ridere.